25 Ott. 2018

LE FIDUCIARIE NEL PRIVATE BANKING

Autore Francesco Rubino, Luca Garetto, Sabrina Boifava

Le fiduciarie rispondono in maniera sempre più profonda alle esigenze dei clienti del segmento Private e Wealth: l’esperienza di Cordusio Fiduciaria raccontata nel libro AIPB

Resta informato

* campo obbligatorio

Informativa ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. n. 196/2003 Clicca qui per leggere l'informativa e le finalita' del servizio.

captcha

È stato appena pubblicato da AIPB (Associazione Italiana Private Banking) il libro dal titolo “Le Fiduciarie nel Private Banking”. Ci sentiamo particolarmente orgogliosi di quest’opera per due ragioni. Innanzitutto perché ne siamo sia curatori sia co-autori dei capitoli “L’escrow agreement nelle operazioni societarie” e “Il segreto fiduciario: la portata, i limiti e l’utilizzo del mandato unitamente ad altri strumenti di asset protection”.

In secondo luogo perché il volume tratta diffusamente e quindi conferisce dignità a tutta una serie di servizi fiduciari che si sono sviluppati nella prassi e che rappresentano l’evoluzione e la modernizzazione del business tradizionale delle fiduciarie. E - tratto distintivo e degno di nota - si adattano perfettamente ad una serie di esigenze diffuse nella clientela bancaria dei segmenti wealth e private.

 

Facciamo degli esempi, proprio quelli di cui abbiamo diffusamente parlato nel libro.

 

Cominciamo dall’escrow agreement. Cosa è? A cosa serve?

Tecnicamente il meccanismo dell’escrow agreement si fonda sul ruolo centrale dell’escrow agent, un soggetto professionale che assume l’obbligo di eseguire una determinata prestazione con modalità prefissate e al verificarsi di condizioni previamente individuate. Questo schema è utile per:

  • eseguire una prestazione a prescindere dalla mancata collaborazione di una delle parti;
  • prevenire il rischio di contenzioso tra le parti (sia sull’ammontare dei pagamenti che relativamente al fatto che la parte sia effettivamente e definitivamente obbligata a tale prestazione).

 

Passando alle applicazioni pratiche possiamo affermare che l’escrow agreement ha trovato il suo ambito di applicazione prevalente nell’M&A: negli ultimi anni le operazioni aventi ad oggetto l’acquisto/scambio di quote di partecipazione in una società hanno raggiunto dimensioni notevoli anche in Italia, sia per numerosità che per complessità, rispondendo alle strategie di crescita, innovazione e internazionalizzazione messe in atto dalle imprese. In questi frangenti, quando le somme transate sono significative, le parti coinvolte numerose (aziende, soci, istituti finanziatori magari in pool, fondi di private equity, studi professionali, etc.) e le condizioni da rispettare per la chiusura dell’operazione molto complesse, il ruolo dell’escrow agent, che più spesso agisce da vero e proprio “closing” agent, è cruciale.

Rimanendo nella sfera delle applicazioni di tipo “commerciale”, ricordiamo l’impiego dell’escrow come strumento di garanzia atipica nei finanziamenti concessi alle imprese dagli istituti di credito. Inoltre nelle operazioni di commercio internazionale, sempre più importanti considerando anche l’esplosione delle transazioni online B2B, gli importatori ricorrono all’escrow per versare le somme concordate e corrispondenti generalmente a una parte del valore del contratto. Successivamente, quando l’esportatore avrà spedito le merci e l’importatore avrà espresso la propria soddisfazione verranno inviati i documenti di svincolo all’escrow agent che provvederà (con la puntualità propria del soggetto terzo imparziale) a versare l’importo al venditore.

 

Si riscontrano però interessanti e crescenti esempi di escrow anche in altri settori della vita sociale.

  • Nelle compravendite immobiliari, si pensi al caso del venditore cui sia richiesto di garantire alcuni obblighi di indennizzo emersi durante l’attività di due diligence (oneri tributari, malfunzionamento degli impianti oltre il termine della garanzia fornita dal produttore, rischio connesso ad azioni ereditarie) oppure garantire obblighi di pagamento da parte del compratore quando sia convenuto un pagamento differito.
  • L’escrow viene utilizzato anche nelle divisioni ereditarie, quando i coeredi fanno confluire i beni dell’asse ereditario su un escrow account per procedere a complesse divisioni nell’assoluta garanzia del rispetto delle disposizioni testamentarie e degli accordi compensativi intervenuti tra loro.
  • Anche nel campo delle separazioni e divorzi l’escrow viene utilizzato per regolare gli accordi patrimoniali tra gli ex coniugi e più di recente anche per disciplinare e garantire i rapporti patrimoniali negli accordi di convivenza istituiti dalla legge del 20 maggio 2016, n. 76.
  • L’escrow è applicato anche negli accordi di ristrutturazione e nei piani di risanamento previsti dalla legge fallimentare per supportare la valutazione di attuabilità degli stessi e l’idoneità al pagamento dei creditori.

 

Spostiamoci ora dal mondo societario, che come abbiamo visto più frequentemente necessita di servizi di escrow, e rivolgiamo la nostra attenzione alla sfera più intima della famiglia dove il tema dell’asset protection, ovvero della protezione del patrimonio in tutte le sue componenti, si traduce in applicazioni interessanti e innovative del mandato fiduciario.

Evidentemente quando si parla di protezione il ricorso ad un operatore fiduciario è la più tradizionale risposta all’esigenza di riservatezza.  Bisogno “antico”, che per un certo periodo è risultato “fuori moda”, ma che oggi torna ad essere attuale, complice il contesto in cui l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione consente la trasmissione e la diffusione in tempo reale di quantitativi di dati la cui sola aggregazione era in epoca precedente inimmaginabile. In questo scenario, dove social media e comportamenti leggeri ed ingenui degli “internauti” rischiano di minare reputazione ed interessi personali e patrimoniali, il valore della riservatezza rispetto alla generalità dei terzi torna necessariamente di attualità.

Il mandato fiduciario oggi garantisce una riservatezza, evidentemente e correttamente, non opponibile all’autorità giudiziaria, all’amministrazione finanziaria e alle normative antiriciclaggio e contrasto al terrorismo.

Queste limitazioni non sembrano rilevare però nell’esperienza dei casi concreti che dimostrano che ancora è apprezzato il valore del “gradino in più” ossia il fatto che i beni fiduciariamente amministrati restino in ogni caso un dato non immediatamente accessibile alla generalità dei terzi e ciò nei più svariati contesti: citiamo due esempi.

  • Il primo, in materia di passaggio generazionale relativo alle quote della tipica società a responsabilità limitata di famiglia. Immaginiamo che la finalità risieda nel non far sapere al mercato esterno oppure ad alcuni degli eredi che – nel rispetto delle quote di legittima – il genitore sino a un certo momento principale riferimento in azienda ha già ipotizzato un piano di successione che prevede il subentro nel ruolo apicale di comando, ma anche nell’assetto proprietario, di un certo erede con esclusione di altri. Nella dinamica dei fatti è usuale un ingresso graduale di tale erede nell’attività, per cui in anticipo rispetto alla definitiva uscita del genitore quest’ultimo ha solitamente interesse a motivare l’erede con la cessione di una determinata percentuale delle quote. Nel caso di partecipazione direttamente detenuta e di suo trasferimento “in chiaro” all’erede, una semplice consultazione del registro delle imprese renderebbe a tutti evidente il piano di successione di prossima attuazione, mentre qualora la partecipazione fosse fiduciariamente detenuta la cessione avverrebbe all’interno di mandati fiduciari intestati ai due diversi fiducianti, senza tuttavia consentire alla generalità dei terzi di vedere alcun mutamento quanto alla compagine sociale che, perfino in ipotesi di cessioni a tranche, risulterebbe sempre monoliticamente detenuta dalla medesima società fiduciaria.
  • Il secondo, inerente all’anonimato fiscale derivante dal regime di risparmio amministrato applicato dalla società fiduciaria con conseguente imposta definitiva a carico dell’intermediario senza contaminazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso di detenzione di quote di partecipazioni qualificate i flussi di pagamento del dividendo da parte dell’emittente non sarebbero un dato visibile nella dichiarazione dei redditi (né dall’analisi dell’estratto conto bancario del rapporto “in chiaro” verso cui tale frutto viene trasferito), in quanto è la società fiduciaria ad agire come sostituto di imposta nonché ad apparire come unico ordinante l’accredito sul conto del fiduciante. Non lo stesso accadrebbe nel caso di detenzione della partecipazione in chiaro.

 

Ma proviamo a spingerci oltre e pensare a cosa può offrire il mandato fiduciario a quelle famiglie che, per caratteristiche personali, professionali e patrimoniali, presentino una complessità molto elevata, tipicamente le famiglie del segmento bancario private e wealth.

Il mandato fiduciario diventa il luogo ideale in cui aggregare non solo gli strumenti di protezione ma anche quelli di pianificazione. Infatti, senza perdere le qualità di riservatezza, il mandato è apprezzato per la sua capacità di fornire una iniziale visione aggregata dei beni fiduciariamente amministrati e di consentire nel continuo il coordinamento delle fasi di implementazione degli strumenti individuati come funzionali alle esigenze di tutela del patrimonio.

Esaminiamo alcuni casi di applicazioni del mandato fiduciario con risultati di pianificazione e protezione:

  • l’amministrazione fiduciaria del beneficio di un trust (amministrando fiduciariamente senza intestazione i diritti dei beneficiari);
  • l’amministrazione con intestazione di quote di una holding appositamente costituita e in cui sono state fatte convergere le partecipazioni direttamente intestate a vari componenti del nucleo familiare, rafforzando e garantendo il rispetto dei patti parasociali (si è in uno scenario in cui non vi sono esigenze di protezione dopo il mnifestarsi di un danno bensì la necessità di attuare una forma di prevenzione organizzando validi schemi di convivenza generazionale e le eventuali vie di uscita);
  • la contraenza di una polizza unit linked nell’ambito di un mandato fiduciario con contestuale nomina della medesima fiduciaria quale beneficiario per il verificarsi dell’evento assicurato, fermo restando che il ruolo della fiduciaria in tale scenario sarà quello di dare esecuzione a istruzioni separate alla stessa conferite nell’ambito di un normale mandato fiduciario, così coniugando esigenze di tutela patrimoniale ad altre di pura riservatezza;
  • la protezione da rischi reputazionali potenzialmente derivanti dalla partecipazione quale socio di capitale a una nuova iniziativa imprenditoriale non connessa con l’attività “core”;
  • la gestione di donazioni con riserva di disporre attuata con il trasferimento dei beni in un mandato fiduciario acceso a nome del donatario che tuttavia, al fine di garantire al donante l’effettivo esercizio della riserva, ha conferito allo stesso donante determinati poteri (irrevocabili in quanto concessi nell’interesse di tale terzo) finalizzati ad autolimitare le azioni dispositive del medesimo donatario e prevenendo quindi atti volti a rendere privo di valore l’eventuale esercizio del potere di disporre che il donante si è legittimamente riservato.

 

Ci sarebbe ancora molto da dire e da approfondire ma a questo ci pensa ampiamente il volume AIPB.

Quello che ci preme ribadire, per concludere, è come nel corso di 45 anni di attività Cordusio Fiduciaria si sia accostata sempre di più al mondo del private banking e del wealth management, ambito in cui trovano massima espressione i bisogni per i quali abbiamo individuato le soluzioni più adatte in termini di utilità, efficacia e valore.

Il nostro proposito è quello di continuare a ragionare in quest’ottica, prestando la massima attenzione alle dinamiche del mercato di riferimento, facendo leva sulla duttilità degli strumenti fiduciari e sulla nostra creatività per rispondere ad esigenze tradizionali ed emergenti.